Giovanni Vultaggio

Attività svolte

Oltre trent'anni di progettazione, ricerca e formazione nel campo dei beni culturali, dell'archeologia e del turismo culturale, organizzati per aree di attività.

A. Turismo culturale e progettazione territoriale

Locandina de Il Gusto dell'Isola, seminari teorico-pratici con Slow Food Agrigento

Il Gusto dell'Isola

Ciclo di seminari teorico-pratici sull'enogastronomia siciliana, nell'ambito delle iniziative QLT, in collaborazione con Slow Food Agrigento e realtà del territorio (La Madonnina, Baglio S. Pietro, Cristo di Campobello, Onav). Con oltre 600 partecipanti paganti, una rassegna di cene a tema sulle specifiche ricette e degustazioni di vini delle diverse provincie della Sicilia.

Gruppo di giovani partecipanti che saltano davanti al Tempio della Concordia, Happening 2013

Happening QLT

Grazie al finanziamento della Fondazione Con il Sud, dal 2012 i campi archeologici del Kalat si trasformarono nell'evento annuale di punta del progetto QLT, che in un'unica settimana racchiudeva le attività di ricerca dei campi archeologici, con escursioni sul territorio, degustazioni dei prodotti tipici, attività di icebreaking e teambuilding per rafforzare tra i partecipanti il senso di appartenenza e la rete di relazioni costruita durante l'Happening.

Logo del Progetto QLT - Quantum Leap Trend, Da Kalat a QLT

Progetto QLT — Quantum Leap Trend

Progetto esemplare di Fondazione Con il Sud, coordinato dalla sede di Campobello di Licata, in collaborazione con Comuni, diocesi, cooperative sociali, associazioni di categoria e centri di ricerca, sviluppato secondo tre linee di intervento: Progettuale (PROJECT), Operativa (IDENTITY) e Formativa (MENTORE), con l'obiettivo di promuovere la capacità dei giovani di progettazione strategica agendo sul turismo culturale come leva di sviluppo territoriale per incrementare l'attrattività dell'area, la cultura locale, sostenere occupazione e imprenditoria giovanile. Tra le attività previste: indagini su giovani/turismo/legalità, un centro di documentazione territoriale (Use It), raduni giovanili (Happening) e laboratori artistici, una sagra come evento aggregativo, attività di orientamento scolastico/professionale, formazione per la nascita di nuove PMI giovanili.

Logo del Progetto Palinsesto

Progetto Palinsesto

Con Palinsesto è stata sviluppata una metodologia di classificazione e mappatura delle risorse turistico-culturali nei 24 comuni della provincia di Trapani, censendo oltre 1.500 risorse distinte — storico-archeologiche, ambientali, enogastronomiche, artigianali e identitarie — per valenza e funzione entro un'offerta turistica integrata. Il sistema di categorie e indicatori elaborato è servito a orientare la programmazione territoriale e gli interventi di valorizzazione. Il progetto è stato complementare al Progetto Ciste, di cui ha costituito la base conoscitiva propedeutica al sistema di comunicazione realizzato in seguito. L'esperienza è documentata nei volumi "Progettisti di emozioni" e "Il futuro si progetta".

Pagina dedicata con le realizzazioni del progetto →

Santuario di Tindari sul promontorio, con vista sulla laguna

Pit Tindari-Nebrodi

Come consulente tecnico-progettista ho condotto sopralluoghi nell'area con la schedatura di circa 50-100 siti storico-artistici e schede per ogni comune del comprensorio (Basicò, Castroreale, Falcone, Ficarra, Floresta, Fondachelli Fantina, Furnari, Gioiosa Marea, Librizzi, Mazzarrà Sant'Andrea, Merì, Milazzo, Montagnareale, Montalbano Elicona, Oliveri, Patti, Raccuja, Rodì Milici, San Piero Patti, Sant'Angelo di Brolo, Sinagra, Terme Vigliatore, Tripi, Ucria), applicando la metodologia Ciste già sperimentata nel trapanese. Su questa base ho elaborato le proposte di itinerari tematici (mulini d'acqua, sistema costiero, via dei monumenti, via dei sapori) e redatto una relazione tecnica, con cronoprogrammi e schede di intervento (Scheda AZSIST, Misura 3) per la richiesta di finanziamento POR Sicilia 2.01F, per conto del Consorzio Intercomunale Tindari Nebrodi.

Reperti ceramici schedati in esposizione all'Antiquarium di Campobello di Licata

Antiquarium di Campobello di Licata

Allestimento espositivo dei reperti raccolti e schedati nel corso delle campagne di ricognizione del Kalat sul territorio comunale, a documentazione e sintesi delle ricerche condotte.

Logo del Progetto Ciste

Progetto Ciste

Unico progetto trasversale ai tre Piani Integrati Territoriali della Provincia di Trapani, promosso dalla Provincia e coordinato da Giovanni Catania: un sistema unitario di infrastrutture minori e strumenti di comunicazione (pannellistica, segnaletica, materiale promozionale, sito internet, strumenti di coordinamento) nei tre Progetti Integrati Territoriali della Provincia. È stata l'occasione in cui il territorio si è trovato più vicino ad avere un sistema razionale di coordinamento e gestione dei servizi turistici — e sebbene non siano mancati gli errori, si è comunque capito che i politici che eleggiamo preferiscono sempre spezzettare, lottizzare e ricominciare da zero.

Pagina dedicata con le realizzazioni del progetto →

Il Partenone di notte con luna piena

Progetto Teschet

Partecipare a un progetto da 37 milioni di euro non è una cosa da tutti i giorni: partner importanti, società di punta, obiettivi ambiziosi, come quello di realizzare un CHB, un Cultural Holiday Builder — un software per la costruzione di vacanze culturali. Ti aspetti di trovarci il meglio, invece ti accorgi del solito perverso meccanismo italico in cui ognuno cerca di trovare sempre qualcun altro che lo faccia per meno, ricavandone un guadagno. Fino a ritrovarti in un progetto sul turismo italiano che ha come logo... il Partenone.

Tomba a grotticella nel Parco antico di Iachinu Filì

Parco Antico di Iachinu Filì

Dal 2000, con i campi del Progetto Kalat, era stato avviato il recupero di una necropoli del bronzo antico con tracce di sepolture bizantine, con l'obiettivo di realizzare un piccolo parco archeologico suburbano: il Parco antico di Iachinu Filì. Per l'esproprio e la realizzazione del parco era stato redatto un progetto esecutivo, inserito dal 2004 nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche del Comune di Campobello di Licata. Dopo i primi 2.000 visitatori, a causa della sciagurata ingordigia e ignoranza dei proprietari dell'area e dell'ignavia del Comune — che dal 2004 al 2012 non era riuscito a trovare 50.000 euro per realizzare quanto di essenziale avevamo proposto — ne è stata persino interrotta la manutenzione curata annualmente fino a quella data.

Progetto Kalat e oltre

Un approfondimento completo del progetto è disponibile nella pagina dedicata →.

Edificio del KISS - Kalat International Summer School

KISS — Kalat International Summer School

Centro per il turismo e la valorizzazione giovanile, realizzato dall'Archeoclub di Campobello di Licata riqualificando una scuola materna comunale dismessa, grazie ai contributi della Fondazione Con il Sud e del Dipartimento della Gioventù. Pagina dedicata →

Modello digitale delle elevazioni del territorio di Campobello di Licata con i siti archeologici mappati

GIS archeologico di Campobello di Licata

Realizzato grazie al finanziamento del Dipartimento della Gioventù, il Sistema Informativo Territoriale (GIS) sulle presenze archeologiche del Comune di Campobello di Licata è stato sviluppato con la consulenza scientifica del prof. Oscar Belvedere (Università di Palermo) e del prof. Sebastiano Tusa, e grazie alla professionalità del dott. Davide Emmolo. Per la prima volta in Italia un'indagine archeologica ventennale, intensiva e sistematica, condotta su un intero territorio comunale, forniva la base di dati scientifici per la valutazione del rischio archeologico. Per motivi di riservatezza l'accesso al sistema venne limitato su richiesta — ma non fregandone niente a nessuno. I dati vennero conservati, ma il contratto non venne rinnovato.

Giovani impegnati in un gioco da tavolo nella ludoteca giOKo

Progetto GiOKo — Ludoteca intelligente

Finanziato dall'Agenzia Giovani della Presidenza del Consiglio dei Ministri, GiOKo sarebbe stata una ludoteca didattica per giovani, con oltre cento giochi selezionati tra i più premiati alle principali manifestazioni internazionali del settore (Spiel des Jahres, Golden Geek, Lucca Games, IGA, As d'Or).

Rendering degli spazi interni progettati, condivisi con l'Officina Kalat: sala conferenza, area espositiva, laboratorio didattico

Progetto OK — Officina Kalat

Un progetto per un piccolo ma prezioso centro polifunzionale dedicato all'archeologia. Nato dal ventennale lavoro del progetto e da ArcheoloDida, e sviluppato dall'arch. Gammacurta, se realizzato sarebbe stato ospitato presso il Centro Polivalente Comunale, per ospitare le attività di ricerca e divulgazione del Kalat, con aree espositive, per la didattica, il magazzino reperti e laboratori per la realizzazione di plastici, disegno e fotografia archeologica.

Scaffalatura e angolo di lettura del centro USE IT, con banner e logo

Progetto USE IT

Promosso attraverso un progetto esemplare di Fondazione Con il Sud per contrastare la povertà educativa, il progetto era ospitato all'interno della KISS per trasformare la struttura, nei mesi invernali, in un centro per il potenziamento giovanile: USE IT, con oltre 350 strumenti multimediali (libri, ebook, audiocorsi, DVD), pur nella sua breve vita è stato tra i maggiori centri in Sicilia sulle competenze trasversali, consultato da oltre 3.000 giovani. Se fosse mai entrato pienamente in funzione, le attività si sarebbero articolate in quattro filoni: centro di documentazione, corsi brevi e utili, supporto allo studio pomeridiano, turismo scolastico.

Locandina dell'evento Siamo Falcone, 23 maggio 2012, Campobello di Licata

Siamo Falcone

Evento commemorativo promosso nell'ambito delle attività del Kalat a Campobello di Licata, a vent'anni dalla strage di Capaci, con incontro all'Auditorium del Centro Polivalente Comunale.

Logo del CELT, Centro di Esperienza Laboratorio Territoriale della Provincia di Trapani

CELT — Campi archeologici a Bosco d'Alcamo

Tra il 20 luglio e il 14 settembre 2000, a Monte Bonifato (Alcamo), sono stati condotti i primi scavi archeologici nell'area del Bosco d'Alcamo, sotto la direzione scientifica di Sebastiano Tusa e con la collaborazione mia, dell'archeologo Pierfrancesco Vecchio e l'assistenza di Antonio Filippi: si è trattato di tre campi di scavo e uno di sistemazione della sentieristica, con circa cinquanta giovani italiani e stranieri (Spagna, Inghilterra, Francia). Sono stati aperti quattro saggi: SAS1, presso Porta della Regina, ha rivelato una cinta muraria sottostante tardo-medievale; SAS2, sul tratto orientale della cinta dell'abitato (spessore ~2 m, spiccato ~3 m), una terminazione a L; SAS3, strutture murarie a secco e in malta con reperti ceramici e osteologici fino al XII sec. a.C., riferibili forse a scarichi, e negli strati inferiori frammenti di ceramica piumata (tipologia rara dell'età del Ferro); SAS4, i resti di una grande capanna dell'età del Ferro con filari curvilinei in pietra e abbondante ceramica protostorica. Alcuni tratti della sentieristica esistente furono inoltre adeguati alla fruizione.

Tenda con logo Kalat nel campeggio archeologico di Paceco

Campeggio Kalat

Tra le attività che ho promosso con il Kalat c'è stata anche la realizzazione di un vero e proprio campeggio per la ricerca archeologica, in grado di ospitare fino a 40 persone nel giardino dell'ex Pal di Paceco. Decine di tende nuovissime, tre jeep, docce, tende laboratorio, ufficio, magazzini — c'era persino il collegamento internet, ed era il 1996. Mentre nella grande tenda conferenze si ospitavano i più importanti nomi dell'archeologia siciliana, per qualcuno del luogo ci avevamo "portato gli zingari", mentre qualcun altro, l'anno successivo, mi avrebbe "fottuto 60 milioni" per l'affitto.

Torre di Guardia tra le saline di Paceco al tramonto

Paceco Archeologica

Le prime mappature del territorio pacecoto, condotte durante i campi archeologici del Kalat tra il 1995 e il 1996, consentirono di sviluppare l'ipotesi della probabile individuazione di un tratto della via Valeria, tra i centri di Drepanum e Lilybeo. Mostrarono inoltre come i resti del Castellazzo non fossero certo gli unici della zona, in cui si rinvenne una estesa e parcellizzata facies preistorica e romana. Per l'area venne inoltre promossa la proposta di un percorso a cavallo o in mountain bike — ma anche questo era troppo in anticipo per i tempi.

Tavola rotonda al campo scuola di archeologia Kalat, Luglio-Agosto 1997

Kalat — Campi scuola estivi di archeologia

Vent'anni di progettazione e coordinamento di campi scuola estivi di archeologia. Kalat (dall'arabo qalat, "luogo alto e fortificato") è stato un progetto di turismo culturale che ho ideato e coordinato dal 1994, mirato alla promozione del turismo culturale come strumento di sviluppo locale. Portato avanti dal 1994 dall'Archeoclub di Trapani e dal 1999 da quello di Campobello di Licata (Ag), presieduto dalla dott.ssa Emilia Bella, secondo la metodologia esplicata da G. Catania e G. Vultaggio in "Turismo Utile" (GDG Editore, Trapani, 2005). In oltre trent'anni di attività il progetto ha permesso la realizzazione di numerose iniziative: 20 edizioni di Campi estivi internazionali di archeologia (Trapani, Erice, Paceco, Valderice, Alcamo, Naro, Campobello di Licata) con la partecipazione di oltre 1.300 giovani da tutto il mondo; la scoperta di oltre 274 aree di interesse archeologico; la mappatura pressoché completa del territorio comunale di Campobello di Licata — primo comune italiano in tal senso — con edizione GIS della carta archeologica realizzata con il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Palermo; il recupero del Parco Antico di Iachinu Filì; oltre 90 giovani volontari europei accolti tra il 2000 e il 2016 nell'ambito del Servizio Volontario Europeo; la creazione del centro KISS e del Centro di documentazione USE IT.

B. Ricerca archeologica e archeologia dell'architettura

Ricerche in corso

Ortofoto dell'area del probabile porto punico di Trapani

Progetto TPortusVetus

La ricerca mira alla verifica dell'ipotesi di interpretare i resti di strutture murarie sommerse che si rinvengono nello specchio d'acqua del canale tra l'isola della Colombaia e le isole del Lazzaretto e Villino Nasi come i resti del porto militare punico di Trapani, con alta probabilità reimpiegati in epoca successiva, come attesterebbe l'individuazione di tecniche murarie differenti. L'ipotesi, già formulata nel 2022, è stata approfondita sia attraverso sopralluoghi autorizzati nel dicembre 2024 sia attraverso studi e confronti. Sull'area è attiva una convenzione tra la Soprintendenza del mare, l'ente Futura e la Fondazione Nova Civitas.

Ortofoto della struttura muraria semisommersa alla foce del Verderame

I QTN

Ricerche sull'ipotesi di individuare, in Contrada Isolotto alla foce dell'odierno torrente Verderame nel territorio di Misiliscemi, il cosiddetto "Bagno 'fimmine" come un raro esempio di fortilizio costiero ellenistico (IV-III sec. a.C.). La struttura muraria semisommersa, realizzata in tecnica isodoma, con doppia cortina in calcarenite e malta idraulica, presenta una singolare testata semicircolare che lascerebbe pensare fosse stata munita di un'arma da lancio orientabile a lunga gittata, a controllo del cruciale tratto di mare tra Lilibeo e Drepano e dell'ampio e retrostante sistema lagunare oggi occupato da saline e coltivi.

Saggio SAS3, Monte S. Paolino, scavo dell'area medievale di Sutera

Area medievale di Sutera

Anche per il 2026, grazie all'impegno del prof. Ferdinando Maurici e dell'amico Alberto Scuderi, si procederà a estendere lo scavo del terrazzamento all'interno della cinta medievale del centro sul Monte Paolino.

Attività di scavo e rilievo archeologico

Vista aerea dell'area di scavo di Vito Soldano, Canicattì

Vito Soldano

Rilievi dello scavo e dei reperti del grande sito archeologico alle porte di Canicattì. Un'area archeologica molto grande e "fuori posto", visto che l'area più antica e preziosa del sito archeologico vero e proprio è quella della collina limitrofa, che le autorità del tempo si sono guardate bene dall'inserire all'interno dell'area archeologica, lasciando che si cementificasse con ville, villette, case e casette.

Foto di gruppo dei partecipanti ai campi scuola archeologici di Pontito, anni '80

Campi scuola archeologici di Pontito

Tra le pochissime esperienze in Italia in cui, negli anni '80, fosse possibile partecipare a scavi archeologici senza essere uno studente universitario di archeologia. È stata senza ombra di dubbio l'esperienza che ha cambiato la mia vita: vi ho partecipato per tre edizioni estive e due invernali — la prima come volontario, poi come responsabile di settore, infine da staff, quale obiettore di coscienza del Museo che lo organizzava. Ne ho ricordi intensi e profondi, sia professionali, con attività sul campo negli scavi di Pian d'Ara, Fornace di Stiappa e nell'Orto Giuntini, sia umani.

Pittura rupestre paleolitica raffigurante un elefante, Golfo di Cantabria

Missione archeologica dell'Università di Ferrara nel Golfo Cantabrico

Una delle esperienze più suggestive della mia vita: un viaggio di istruzione dell'Università di Ferrara nelle grotte preistoriche del Golfo di Cantabria (Spagna settentrionale), che conservano cicli di arte rupestre paleolitica tra 35.000 e 11.000 a.C., di scuola franco-cantabrica, con figure di grande realismo (bisonti, cavalli, cervi). La Grotta di Altamira, la più celebre, fu dichiarata Patrimonio UNESCO nel 1985; nel 2008 il sito fu esteso ad altre 17 grotte tra Cantabria, Asturie e Paesi Baschi, tra cui le straordinarie grotte di El Castillo, del Tito Bustillo, del Pindal, Las Monedas e Las Chimeneas, i cui ricordi porto ancora impressi nella mente.

Scavo con stazione totale al Riparo Tagliente, Stallavena di Grezzana

Scavo archeologico del Riparo Tagliente

La mia partecipazione allo scavo di uno dei più importanti siti preistorici in Italia. Il Riparo Tagliente è un sito paleolitico a Stallavena di Grezzana (VR), scoperto nel 1958 e scavato dal 1962, oggi dall'Università di Ferrara. Due depositi: 60.000-30.000 anni fa (Neanderthal) e 17.000-11.500 anni fa (H. sapiens epigravettiano). Rinvenuti una sepoltura, una mandibola patologica e incisioni su pietra e osso (leone, stambecco) tra le più importanti del Paleolitico superiore italiano — mentre per settimane sono stato letteralmente infilato dentro un "buco": un saggio diagnostico profondo.

Archeologia dell'architettura

Tra le prime ricerche di archeologia dell'architettura condotte in Sicilia.

La Rocca di Campiglia Marittima, complesso fortificato medievale

La Rocca di Campiglia Marittima

Partecipazione, nell'estate del '94, alla missione di scavo dell'Università di Siena sulla Rocca di Campiglia Marittima (LI): un complesso fortificato sviluppatosi tra XI e XV secolo sul colle più alto del paese, voluto dai conti della Gherardesca, con un mastio (cassero/dongione), un'antica cisterna, mura merlate con bifore e bastioni. Occupata militarmente tra fine '200 e primi del '400, restaurata, dal 2008 ospita i musei archeologico e medievale del sito. Nell'occasione ebbi modo di sviluppare un'indagine di mensiocronologia dei lapicidi che consentì, pur nei blocchi calcarei sbozzati, l'individuazione del modulo costruttivo medievale.

Reperto scultoreo RP81, elemento decorativo con foglia di fico, Chiesa della Martorana

Chiesa della Martorana

Schedatura di decine di blocchi disarticolati pertinenti a un'iscrizione islamica riconducibile verisimilmente al nucleo normanno della Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana, fondata nel 1143 da Giorgio d'Antiochia, ammiraglio siriaco di Ruggero II. Edificio bizantino-normanno a croce latina con torre campanaria, che conserva il più antico ciclo di mosaici bizantini di Sicilia — tra cui il Cristo Pantokrator e l'Incoronazione di Ruggero II — legato al monastero benedettino (da cui il nome) sorto nel 1194. Dal 2015 è patrimonio UNESCO nell'Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

Mulino Ettore e Infersa nella Riserva dello Stagnone di Marsala

Mulino Ettore e Infersa

Analisi stratigrafica del complesso del mulino, che sorge nelle omonime saline di Marsala, nella Riserva dello Stagnone. Restaurato, oggi è un museo del sale funzionante: nei mesi di raccolta (luglio-settembre) opera ancora per macinare il sale grezzo estratto dalle vasche, con visite guidate, esperienze come "salinaro per un giorno" e supporti multimediali per la visita. L'analisi, condotta prima dell'intervento di restauro, ne ha rivelato la storia a partire da una piccola gebbia — una cisterna per la raccolta dell'acqua dolce — e la successiva realizzazione di magazzini ventilati per l'essiccazione del sale.

Piante delle fasi costruttive della Torre delle Monache, Paceco

Torre delle Monache

Analisi stratigrafica del complesso turrito: una antica torre medievale, ampliata nel corso degli anni, con accanto una latomia esclusiva e suggestiva di Petra Tipa — e in mezzo una delle mie prime esperienze di archeologia dell'architettura, condotta con un muratore talentuoso e dignitoso, con la scoperta persino di un passaggio segreto. Cosa avrei potuto chiedere di più nella mia vita professionale?

Rilievo stratigrafico del Palazzo Reale di Monreale

Palazzo Reale di Monreale

Studio stratigrafico del prospetto del Seminario Arcivescovile di Monreale, che occupa l'antico Palazzo Reale normanno di Guglielmo II, adiacente al Duomo, con l'individuazione degli interventi del cardinale Ludovico II de Torres, che lo ampliò e lo inaugurò il 1° agosto 1590 come seminario per la formazione del clero, secondo i dettami del Concilio di Trento. Nei secoli successivi subì restauri di cappella, facciata e scale, fino all'ultimo a cui presi parte per una settimana — davvero molto formativa.

Il Castello della Colombaia visto da ovest

Castello della Colombaia di Trapani

In occasione del restauro della torre ottagonale, l'arch. Filippo Terranova mi incaricò di condurre, per la prima volta in Sicilia, un'analisi stratigrafico-muraria del complesso secondo le tecniche dell'archeologia dell'architettura, allora metodo con pochi precedenti nelle aree toscane, liguri, bergamasche. I risultati furono già da allora straordinari: distinzione della cinta ellittica medievale dalla rifoderatura cinquecentesca sui fronti est-ovest-sud; individuazione e datazione del propugnacolo del De Vega (1550), corpo bastionato ottenuto sigillando e sopraelevando la parte più orientale della cinta; la rivelazione dell'esistenza e del ruolo della torre angolare orientale (poi compressa dentro il bastione seicentesco del Grunembergh); e infine l'assenza di elementi attribuibili alla Peliade punica citata da Diodoro Siculo, orientando piuttosto verso una fase medievale. L'analisi permise per la prima volta una cronologia del monumento meno ipotetica, poi confluita nella monografia del 2024 Il Castello della Colombaia di Trapani.

Tratto della cinta muraria superiore di Segesta, Monte Barbaro

Cinta muraria superiore di Segesta

Ho trascorso gli anni della mia tesi su questa cinta muraria, che per me è lunga 3 anni e 2 km, costituendo il più importante punto di riferimento metodologico della mia formazione in archeologia dell'architettura, poi applicata alla Colombaia. Oggi la cinta superiore di Monte Barbaro si data a una fase tarda, persino successiva alla fase ellenistico-romana rispetto alla cinta inferiore, alla base del monte, del V sec. a.C., con nove torri e due porte (Teatro e Bastione) — mentre personalmente sostengo, e sempre sosterrò, data l'evidenza, che si tratti di una cinta di impianto persino arcaico, a cremagliera. L'argomento potrebbe avere persino un sottotitolo: come diventare un nemico dopo 4 anni di ricerche, essendo uno "che capisce".

Survey — progettazione e coordinamento per vent'anni

Partecipanti al campo archeologico durante il survey in contrada Gibbesi, Naro

Ricerche nel Comune di Naro

Le prime ricerche archeologiche in un terreno confiscato alla mafia, realizzate durante i campi archeologici estivi con il partenariato di "Libera Sicilia" in contrada Gibbesi (Naro, Ag), su un terreno oggi affidato alla cooperativa "Rosario Livatino". È stata un'esperienza surreale camminare per chilometri su quella che sembrava "polvere lunare": il terreno scassato, rotto, frammentato e triturato finemente per ottimizzare la resa agricola a dispetto di quei siti archeologici, pur di qualità, di cui ritrovavamo le debolissime tracce rimaste nelle minuscole aree marginali. La riflessione di allora fu che dove c'è la mafia, lì muore la Storia, la Natura e l'identità dei luoghi: esiste solo la legge del profitto, e ad essa ogni altra cosa si piega.

Mappa GIS dei siti archeologici censiti nel territorio di Campobello di Licata

Ricerche nel Comune di Campobello di Licata

Dal 1999, per la prima volta in Italia, è stata condotta con il Kalat la mappatura sistematica dell'intero territorio comunale di Campobello di Licata (Ag), sotto la direzione di O. Belvedere e la consulenza di S. Tusa, con l'Archeoclub locale di E. Bella. Sono stati schedati 183 siti inseriti in un GIS, che hanno documentato una lunga sequenza insediativa sul territorio comunale: fase preistorica (facies di Castelluccio, Antica Età del Bronzo, 2200-1600 a.C.) con necropoli a grotticelle; età arcaica e classica, condizionata dalla vicinanza al centro di Monte Saraceno di Ravanusa; età ellenistico-romana, con insediamenti di carattere agricolo; età imperiale romana, con fattorie fino a 2 ettari; età medievale (X-XIII secolo), con rioccupazione di alcuni pianori sommitali.

Pagina del sito Kalat dedicata a Erice, con veduta del castello e della costa

Ricerche nel Comune di Erice

Nel 1995 è stata indagata l'area del cosiddetto Parco Virgiliano di Pizzolungo, per alcuni chilometri quadrati intorno alla Stele d'Anchise, senza rinvenimenti che ne attestino la valenza archeologica. Sono stati rilevati significativi rinvenimenti nell'area del Castellazzo di Erice, persino con un camminamento sotterraneo, e rilevati i resti della chiesa di S. Maria della Scala, ritenuta scomparsa. Tra il '96-'97 il survey si è concentrato nell'area dei Runzi, su cui nel 1998 è stata prodotta la prima Carta dei sentieri trekking di Erice, oltre ai rilievi sui basolati e allo studio della sentieristica, e a un primo intervento di documentazione sulla chiesa di S. Ippolito (1997/2005).

Mappa dell'itinerario Kalat nel territorio di Paceco, con i siti di interesse censiti

Ricerche nel Comune di Paceco

Con il Kalat è stata svolta la prima ricerca archeologica sistematica condotta nel Comune di Paceco. Dati archeologici rinvenuti in oltre una decina di siti hanno documentato la frequentazione ininterrotta del territorio dalla preistoria (pebble culture, Costa Chiappara) all'età punica, romana e medievale, oltre alla probabile individuazione di un tratto della via Valeria, rivelando come sul Timpone Castellazzo esistessero ancora i resti di una struttura fortificata, distrutta nel 1997 dai proprietari dell'area. Da segnalare inoltre la realizzazione, nel 1996, del primo campeggio archeologico italiano e, nel 1998, dell'Antiquarium comunale, poi immediatamente smantellato dalla successiva amministrazione.

Rilievo topografico dei siti archeologici LQ31-LQ32 della Montagnola della Bonina

Ricerche nel Comune di Trapani

Tra il 1995-96 è stata ricognita, sempre sotto la direzione scientifica del prof. O. Belvedere, l'area della Montagnola della Burrania, in cui sono state identificate 42 unità topografiche che vanno dal Neolitico all'alto medioevo: necropoli, siti punici (dal VI sec. a.C.), fattorie romane (statio Ad Olivam) e un sito arabo. La ricognizione del 1995 è stata guidata da Fabrizio Nicoletti, mentre la pubblicazione integrale dei siti è giunta nel 2003 con una monografia su Kokalos (XLV, 157-271) a cura di D. Lauro.

Arco in pietra di una struttura antica nel territorio di Valderice

Ricerche nel Comune di Valderice

Nel 1995-96 sono stati individuati 12 siti in 4 aree: Rocca Giglio (età del Rame), Montagnola della Misericordia (fornaci romane), Collina di S. Barnaba (accampamento militare romano-punico) e S. Andrea di Bonagia, con un esteso insediamento costiero di oltre 8 ettari, frequentato per almeno un millennio (V a.C.-V d.C.) — con ogni probabilità l'approdo e la "villa di Nicomaco Giuliano" (G. Pagoto, 1931). L'area, che mostra la più alta densità di siti archeologici riscontrata nel territorio, potrebbe persino candidarsi come una possibile localizzazione dell'Eraclea di Dorieo, fondata presso l'Erice intorno al 510 a.C., dopo il precedente tentativo fallito in Libia sul fiume Cinyps.

Sopralluogo sullo scavo lungo l'Eufrate, in Siria

Progetto Eufrate

Partecipazione alla missione archeologica dell'Università di Palermo a Tell Shiyukh Tahtani, nella valle dell'Eufrate in Siria, avviata nel 1993 sotto la direzione di Gioacchino Falsone, con attività di scavo di salvataggio per la costruzione della diga di Tishreen. Quasi tre mesi trascorsi in un mondo sconosciuto — lingua, colori, sapori, arte, società lontani dalla nostra — di una bellezza struggente ma anche di un impatto emotivo fortissimo. E quanti ricordi al solo pensiero di un mondo sacrificato malamente alle esigenze di un progetto, quello del Kalat, appena nato e quindi bisognoso di attenzioni e cure che sbagliai a rendere totalizzanti.

Testa fittile di divinità barbata rinvenuta a Morgantina

Morgantina Survey

Partecipazione alla missione di ricerca dell'Università della Virginia. È qui che nacque l'idea del progetto Kalat, nel 1994, dall'idea di coniugare le trascorse esperienze dei campi scuola in Toscana con l'attività di mappatura e di ricerca di superficie che praticavo in quei giorni nel Comune di Aidone, col Morgantina Survey diretto da Malcolm Bell III (UVA), storico direttore degli scavi nella città ellenistico-romana di Morgantina (Aidone, En).

Erice — poteva mai una dea vivere in un posto qualunque?

Volontaria al lavoro sulla scalinata in pietra del Sentiero Punico di Erice

Sentiero Punico di Erice

Forse non tutti sanno che il progetto dell'attuale Sentiero Punico di Erice è nato nel mio ufficio — rubato da un progettista palermitano ma originario dell'agrigentino, disonesto ma allora ben introdotto, che risponde al nome di ing. Pietro Di Maria. Se qualcuno che legge lo conosce, vorrei pregarlo di riferirgli queste mie parole, e di citarmi in tribunale, in modo da fargli tornare ad apprezzare il fascino delle aule di giustizia, che il signore ha già conosciuto e, combinazione, proprio in merito alla vicenda.

Tratto di selciato antico riportato alla luce sul Monte Erice

Selciati Ericini

Rilievo e primo studio dei selciati storici di Erice, impostato durante i campi Kalat del 1997 secondo le più recenti metodologie dell'archeologia dell'architettura, che ieri come oggi trasponeva i metodi di studio della ricerca archeologica alla disciplina architettonica. Erice presenta pavimentazioni lastricate estese per tutta la sua rete viaria; la ricerca ne aveva individuate sei tipologie principali con altre sei sottotipologie (A4, C2, D4, E, F), proponendone una differenziazione tipologica basata su aspetti formali, mentre era allo studio una tipologizzazione dimensionale finalizzata all'individuazione di moduli progettuali e variazioni nella tecnica costruttiva. A una prima analisi sembrava che le differenti tipologie potessero avere anche datazioni diverse: la tipologia A1, a riquadri interni selciati delimitati da una cornice a blocchi a stretti esagoni, ancora oggi la più tipica e famosa di Erice, sarebbe un esempio abbastanza tardo e risalirebbe solo al XIX secolo, mentre la tipologia C1, a frammenti scheggiati, sembrerebbe la più antica, rinvenendosi solo in piccole strade marginali poco soggette a usura — e quindi a rifacimenti — mentre si trova molto estesa nella zona del quartiere giudaico, abbandonato da secoli.

Escursionisti lungo il Sentierice sul Monte Erice

SentiErice

Ricerca sul campo e d'archivio della sentieristica storica di Erice, con mappatura del versante orientale del monte e recupero di alcuni tratti (Porta Carmine-Porta Spada, sentiero sotto il Castello), seguiti nel 1998 dalla pubblicazione della "Carta dei sentieri trekking di Erice", con individuazione di due percorsi principali: il Sentiero delle Tre Chiese (conservatosi fino a oggi) e il Sentiero della Gariga sul versante meridionale.

Volte interne della chiesa di S. Ippolito durante i rilievi

La chiesa di S. Ippolito sul Monte Erice

Analisi stratigrafica del complesso di S. Ippolito, che ha permesso di individuare quattro corpi di fabbrica (grotta, chiesa, ambienti sud ed est) e tre fasi edilizie della chiesa. Rilevati affreschi medievali con figure di santi cavalieri (San Giorgio, San Martino), Santa Lucia e altre figure sacre, fino a quattro strati sovrapposti. Gli interventi di salvaguardia del 2005 hanno permesso di conservare il bene, ma le condizioni attuali rivelano una nuova fase critica.

Tratto di selciato antico prima del recupero

Avvio del recupero di alcuni tratti della sentieristica storica di Erice

Durante i campi estivi del Kalat a Erice nel 1997, posto lo scontro in atto con la Soprintendenza di allora, concentrammo la nostra attenzione verso l'archeologia delle strade. Iniziammo il recupero dell'importantissimo tratto tra Porta Carmine e Porta Spada, esplorammo il tratto terminale, allora impervio, di raccordo tra le mura e il Quartiere Spagnolo, e avviammo — purtroppo senza poterlo terminare — un punto particolarmente pericoloso del tratto del sentiero sotto il Castello, forse la passeggiata più panoramica di quelle ericine. Peccato che l'esperienza si sia fermata, ma bisognava dare spazio alle metodologie correnti, quelle che recuperano i tratti di sentiero a costi superiori di 30 volte rispetto a quelli necessari impiegando i metodi più genuini ma meno speculativi dei campi scuola: venne il tempo del "Sentiero Punico", lo sdegno profondo e il mio abbandono di Erice.

Moneta antica del Medagliere Cordici, dritto e rovescio

Medagliere Cordici

"Il tesoro che non c'è" fu il titolo dato alla realizzazione di una delle prime iniziative contro la pirateria archeologica, con il trasferimento in internet delle immagini — pubblicate in "Sicilia Archeologica" — del Medagliere Cordici, trafugato dalle teche del Museo pochi mesi prima: un medagliere di 385 monete di epoca greca, punica, italiota e siciliota, romana, bizantina, arabo-normanna, sveva, angioina, aragonese, borbonica ecc., costituito attraverso ritrovamenti casuali e arricchito dalle donazioni del colonnello ericino Hernandez e della nobile famiglia Coppola, con una parte della collezione raccolta già nel XVII secolo dall'Abate Cordici, con reperti provenienti da Erice e frutto di donazioni.

Il sito storico del Progetto Kalat su Wayback Machine →

C. Servizi e politiche giovanili

Logo di Eurodesk, la Rete Europea di informazione per i giovani

Gestione del Punto Locale Eurodesk

Nell'ambito del Servizio Informagiovani, dal 2000 venne attivato un Punto Locale Decentrato della Rete Europea Eurodesk, una rete attiva ancora oggi con circa 400 punti in Europa, di cui 60 in Italia. Oggi come ieri la rete monitorava ed erogava informazioni su circa 150 programmi comunitari per i giovani, svolgeva attività di orientamento per i propri operatori e comunicava attraverso una intranet che collegava i centri in tutta Europa.

Gruppo di volontari e partecipanti al Servizio Volontario Europeo in un brindisi con succo d'arancia

SVE/EVS — Servizio Volontario Europeo / Erasmus+

Dal 2000 al 2016 il progetto ha accolto oltre 90 giovani volontari europei nell'ambito del Servizio Volontario Europeo, provenienti da oltre 20 paesi (Francia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Grecia, Turchia, Paesi baltici e molti altri), per periodi da 2 settimane a 12 mesi. Il programma International Laboratories accoglie invece giovani 18-35 anni per progetti brevi (1-3 settimane) su temi come archeologia, comunicazione, cucina, arte, IT.

Clipart d'epoca 'GO!' usata nel sito storico dell'Informagiovani

Informagiovani

Cinque anni impiegati nella creazione, realizzazione e coordinamento dello Sportello Informagiovani della Provincia Regionale di Trapani, con una media di 70 utenti al giorno e punte di oltre 250. Poi venne la stagione degli Sportelli multiservizi e fu la morte per i servizi di informazione ai giovani...